Le infiorescenze di canapa sono una parte, il fiore appunto, della pianta più comunemente conosciuta come cannabis. La cannabis prende il nome di canapa, se utilizzata per scopi industriali o tessili, mentre la marijuana è la cannabis usata a scopo ricreativo. Sono tre le principali specie della cannabis, e molti i suoi impieghi e utilizzi.

Cannabis sativa, la varietà più conosciuta ed usata

E’ la cannabis sativa la varietà più presente sui mercati di tutto il mondo e per i più svariati utilizzi. Viene impiegata in larga misura nel campo tessile, in quanto le fibre del suo fusto si prestano molto bene alla lavorazione di corde e tessuti in genere.

Nell’ultimo decennio l’uso della cannabis sativa ha visto un crescente aumento nella bioingegneria, grazie alle sue proprietà termiche, elastiche e strutturali, viene usata sempre più spesso come materiale da rivestimento e riempitivo di coibentazione. La sua altezza può arrivare a 5 metri da terra, con foglie larghe e infiorescenze abbondanti.

Per crescere ha bisogno di molta luce e molta acqua, ma non richiede particolari terreni o fertilizzanti. L’Italia è il maggior produttore in Europa e segue la Cina e l’India che dominano il mercato in termini di produzione e importazione. Uno dei suoi usi più conosciuti comunemente è la stoppa, o stoppia, come guarnizione idraulica di buona tenuta.

Inoltre le corde, prodotte dalle fibre ricavate dalla lavorazione dei fusti, sono utilizzate in marina e dalle navi in genere. Fino alla seconda metà del secolo scorso era l’ingrediente principale per la cellulosa di carta, e il suo utilizzo nel settore tessile ha una storia profonda nel nostro paese. Già dalle Repubbliche Marinare il suo uso era molto ampio.

Dalle vele agli abiti da marinaio, la canapa era praticamente una materia prima che tutti conoscevano. Molti esempi dell’impiego nel campo della moda sono presenti al Museo del Tessuto di Prato, dove è possibile ammirare la maestria degli artigiani della canapa.

La coltivazione della canapa in Italia

L’Italia è uno dei paesi più importanti per la produzione di canapa a scopo industriale. La nuova legge sulla coltivazione e commercializzazione della canapa cosiddetta light ha creato nuovi posti di lavoro. Sono molti i giovani agricoltori che si misurano con il proprio impegno nel primo settore dell’economia. Avviare una piantagione di canapa in Italia è abbastanza semplice.

L’aspetto più importante è che le sementi devono essere acquistate da un produttore europeo che ne certifichi il contenuto di THC. I cartellini di acquisto vanno archiviati per dimostrare appunto la conformità d’acquisto. Nel momento in cui viene avviata la coltura, l’agricoltore deve compilare il modulo di coltivazione della canapa che, consegnato alle autorità competenti a livello provinciale, permette quindi i controlli relativi al contenuto di THC in fase di raccolta.

Al termine dei controlli verrà poi rilasciato un documento che certifica la quantità di THC presente e quindi la conformità alla commercializzazione. Esistono anche dei fondi agricoli per lo sviluppo rurale che favoriscono l’insediamento di nuove attività, e rendono quindi più facile l’ingresso di nuovi operatori commerciali in un settore che è sicuramente redditizio.

E’ consigliabile comunque non avviare coltivazioni troppo piccole in quanto le macchine trebbiatrici avrebbero difficoltà a lavorare in appezzamenti di ridotte dimensioni. Per la canapa industriale i guadagni sono circa 1500€ per ogni ettaro, mentre per la canapa a scopo ricreativo vanno fatti dei distinguo. Innanzitutto dipende dalla qualità e dalla quantità offerta sul mercato.

Si considera in generale che un ettaro è in grado di generare circa 500 chilogrammi di prodotto secco. Nel 2017 i prezzi oscillavano tra i 60 euro al chilo per i prodotti più scarsi fino a 400€ al chilo per quelli di migliore qualità. I costi sono molto variabili, come anche la produzione. Per la canapa ricreativa vengono utilizzate solo le infiorescenze delle piante femmine.

Se però in mezzo alla coltura oppure in colture vicine vi fosse anche un solo maschio, avverrebbe l’impollinazione di una parte, o nei casi peggiori, di tutta la produzione, con la relativa perdita del raccolto.

Puoi approfondire sul nostro blog il discorso della coltivazione della canapa.

L’essiccazione e la conservazione delle infiorescenze di canapa

Non termina con la raccolta la produzione delle infiorescenze di canapa. I produttori infatti, devono provvedere ad una giusta concia e a una lenta essiccazione per rendere il prodotto consumabile e consono all’uso.

Il processo di decadimento della clorofilla e delle proteine riveste un ruolo fondamentale per il miglioramento degli aromi e delle qualità organolettiche in genere. Le infiorescenze devono essere disposte su una rastrelliera così da ottimizzare il passaggio dell’aria e combattere funghi, muffe e l’insorgenza di batteri.

Se troppo rapida, l’essiccazione potrebbe far perdere le qualità aromatiche delle infiorescenze. E’ invece ottimo l’uso di un deumidificatore, in quanto durante la fase di essiccazione le infiorescenze perdono circa il 60% del loro peso originario sotto forma di acqua.

La temperatura migliore per l’essiccazione è stabile a 21 gradi, mentre l’umidità relativa non deve salire sopra il 50%.

CBD e THC

Sono diverse le sostanze presenti nelle infiorescenze di canapa, ma tra oltre 85 cannabinoidi, i due principali sono CBD e THC.

Le due sostanze in oggetto interagiscono con l’organismo umano, e animale in genere, apportando modifiche alla risposta degli stimoli raccolti dai neorecettori. I cannabinoidi infatti sono neurotrasmettitori che, a seconda delle loro caratteristiche e composizione in ordine di qualità e quantità, vanno ad influire spesso positivamente sulla risposta deficitaria di disturbi, patologie, infezioni e altro.

Il THC è la sostanza psicotropa che causa gli effetti psicologici della cannabis. Entrato in circolo nel corpo, il THC si lega alle cellule nervose di tutto l’organismo e ne altera le funzionalità. Le principali aree colpite dalla sua attività sono quelle legate alla memoria, alla percezione del tempo e allo stimolo di emozioni. In generale il THC crea dopamina attraverso i recettori del cervello, stimolando euforia ed allegria. Ma sono anche i sensi ad essere coinvolti da alterazioni, come ad esempio l’olfatto, il gusto e il tatto, fino ad arrivare alla stimolazione della fame.

Quasi tutti conoscono quella che viene comunemente detta fame chimica. A lungo termine però, il THC causa e crea dipendenza, con i relativi problemi annessi.
Il CBD è il cannabinoide meno conosciuto. Il suo nome è cannabidiolo, ed è presente in concentrazioni dall’1% al 4% in media. Non è una sostanza psicoattiva e quindi non influisce su stati psicologici come euforia o allucinazioni. Sono molte le ricerche universitarie in corso di approfondimento, e se anche solo un decimo di quello che sembra emergere dalle stesse fosse vero, l’uso del CBD sarebbe una rivoluzione medica estremamente importante per il secolo in corso.

Nello specifico emerge come sia un buon analgesico e antinfiammatorio, oltre che uno stimolatore della fame. Ha la capacità di ridurre i sintomi di vomito, diarrea e spasmi dell’intestino, in generale la sua azione interviene sui disturbi dell’apparato digerente. E’ un leggero ansiolitico e aiuta a contrastare i problemi di alta produzione di cortisolo, l’ormone dello stress.

La sua funzione calmante è legata anche al sistema nervoso centrale, riducendo spasmi e tremori ed epilessia in genere.

Stimolerebbe inoltre la produzione di melatonina, efficace a combattere l’insonnia. La funzione metabolica accelerata brucia gli zuccheri presenti nel sangue rendendolo un buon aiuto contro il diabete. Il CBD inoltre, legandosi ai neuroni aumenta la protezione del sistema nervoso centrale, contrasta quindi psoriasi, ischemie e disturbi nervosi. E’ un ottimo antifungino e antibatterico.

I cannabinoidi prodotti dal nostro organismo

I cannabinoidi hanno una caratteristica molto importante. L’organismo di tutti gli esseri viventi animali produce dei cannabinoidi naturali che prendono il nome di anandamide.

L’anandamide, da ananda che in sanscrito significa beatitudine interiore e mide che vuol dire di tipo chimico, mitiga una serie di effetti negativi e sembra che sia responsabile della produzione di dopamina e serotonina nell’organismo.

Come per la cioccolata e altri cibi, i cannabinoidi modulano la produzione di lipidi, proteine ed ormoni nell’organismo generando rilassatezza e benessere. Questo neurotrasmettitore naturale si lega ai composti vegetali velocemente, ed ecco perché i benefici della canapa sull’organismo sono così importanti.

Il CBD, dato che reagisce in maniera diversa rispetto agli altri cannabinoidi, darà degli effetti fisici, mentre con il THC gli effetti saranno più psicologici. Puoi approfondire sul nostro blog il discorso degli effetti della cannabis light legale.

Le infiorescenze di cannabis in campo medico

La cannabis sativa ha inoltre una buona applicazione in campo medico-scientifico. In America è largamente impiegata per curare e alleviare gli effetti negativi del glaucoma.

Prescritta come analgesico generico, viene studiata per contrastare la proliferazione di cellule tumorali. Nello specifico, il THC o tetraidrocannabinolo, la sostanza psicotropa principale contenuta nelle foglie e nelle infiorescenze della cannabis, ha effetti antitumorali.

Uno studio pubblicato nel 2009 dal Journal of Clinical Investigation e condotto dall’Università Complutense, ha constatato come iniettando una dose giornaliera di THC a cavie affette da cellule tumorali, queste miglioravano le loro condizioni di salute. Le cellule tumorali si autodistruggevano riducendo la massa tumorale di oltre l’80%.

Subito dopo l’equipe medica ha condotto esperimenti su individui umani con tumore aggressivo al cervello. Anche in questi casi i pazienti hanno riscontrato un processo di auto-fagocitosi delle cellule tumorali. Oltre ai tumori, la cannabis viene usata per ridurre gli spasmi muscolari dovuti a distrofie in genere e traumi nervosi o muscolari cronici.

Sono diversi i video online in cui un paziente affetto da spasmi e tremori, dopo aver assunto una dose controllata di cannabinoide, vede gli spasmi diminuire drasticamente, migliorando momentaneamente gli effetti negativi delle patologie.

Puoi approfondire il discorso della cannabis terapeutica sul nostro blog.

La cannabis indica

La cannabis indica è una varietà di cannabis caratterizzata da un rapporto THC/CBD in cui il secondo principio attivo è presente in quantità maggiori. In virtù di ciò, la pianta e le sue infiorescenze sono principalmente usate a scopo medico, per ridurre ansia e stress con effetti psicotropi molto più lievi.

La pianta nello specifico è più piccola e si presta molto bene per una coltivazione indoor, ovvero al chiuso. Non solo. Le sue infiorescenze maturano più velocemente, dovendo nutrire in minor modo il fusto.

Le migliori specie sono quelle che vengono dal Pakistan e dall’Afghanistan. Le foglie sono più scure rispetto alla sativa e si prestano meglio alla fotosistesi. Proprio grazie al processo di fotosintesi e all’irrigazione abbondante, si possono avere in questa specie concentrazioni di cannabinoidi molto elevate.

La cannabis ruderalis

E’ questa una sottospecie della cannabis sativa, caratterizzata da piccole piante e da foglie di dimensioni ridotte. Il contenuto di THC è piuttosto basso e la sua coltivazione può essere approntata anche in zone dal clima rigido o comunque meno favorevole. E’ poco comune e comunque meno interessante la sua coltivazione sia per l’industria sia per lo scopo ricreativo.

Il mercato delle infiorescenze di canapa

Alcuni studi sostengono che l’introduzione commerciale di cannabis light, o a contenuto basso di THC, potrebbe essere un fattore decisivo per la ripresa economica dell’Italia.

Secondo gli ultimi sondaggi un italiano su due fa uso o ha fatto uso di cannabis. Da questo dato si può desumere il valore economico commerciale che tale produzione può assumere in breve tempo nel nostro paese.

Nelle sue ricerche di mercato, Fortin, ricercatore referenziato alla Sorbonne di Parigi, evidenzia che il valore del mercato in Italia potrebbe valere 44 miliardi di euro per la coltivazione e commercializzazione delle infiorescenze di canapa. Oltre all’aspetto economico primario, il mercato in espansione genererebbe nuovo impiego, indotto e aumento della capacità di spesa.

La stima dei posti di lavoro creati si attesta sopra le mille unità, la filiera e i produttori di concimi, mezzi agricoli e altro sarebbero di fronte all’apertura di un nuovo mercato, lo Stato incasserebbe oltre 6 milioni di gettito fiscale.

La capacità di spesa media aumenterebbe in quanto stipendi, posti di lavoro e gettito andrebbero a rilanciare un settore, quello agricolo, costretto all’angolo da troppo tempo. Inoltre, un beneficio indiretto sarebbe la lotta alla criminalità.

Essendo legale la produzione, il commercio e l’uso, la criminalità organizzata vedrebbe ridursi drasticamente i suoi clienti, fino allo scomparire del mercato sommerso. Le stime però sono estremamente prudenziali.

Si è di fronte ad un’esplosione vera e propria del settore, e fino a quando non ci sarà un equilibrio è difficile prevedere i numeri relativi al mercato, che sono destinati a crescere. Nel 2013 erano circa 400 gli ettari di terreno coltivati con piantagioni di cannabis, nel 2018 sono quasi 4 mila.

I modi di assunzione delle infiorescenze di canapa

Sono molti i modi in cui si possono assumere i cannabinoidi contenuti nelle infiorescenze della cannabis. Quello più comune consiste nello sbriciolare l’infiorescenza secca e fumarla in purezza o mischiata al tabacco.

Sembra che sia questo uno dei sistemi più antichi, con testimonianze che risalgono ad oltre 3 mila anni fa. Gli effetti dei cannabinoidi assunti con questa tecnica avvengono in maniera quasi immediata. Infatti attraverso la respirazione polmonare entrano subito in circolo nel sangue e si mantengono per circa due ore.

E’ però, di fatto, la consuetudine meno salutare per assumere cannabis. L’incendio dei vegetali crea sottoprodotti che possono diventare sostanze cancerogene molto simili a quelle del fumo da tabacco.

Inoltre le alte temperature bruciano gran parte dei cannabinoidi presenti nel vegetale riducendone quindi la concentrazione. Il secondo metodo di assunzione è attraverso la vaporizzazione delle sostanze contenute nelle infiorescenze di canapa.

E’ un sistema molto simile a quello che sta alla base della sigaretta elettronica. Si scalda infatti il vegetale fino a vaporizzare i cannabinoidi che possono essere così facilmente inalati. Un altro procedimento è quello di usare il vegetale come ingrediente per qualche ricetta, spesso dolci.

E’ il metodo migliore, meno invasivo e più naturale per assumere cannabinoidi. L’effetto non è immediato. E’ infatti relegato alla digestione che mette in circolo le sostanze nell’organismo circa due ore dopo l’assunzione.

La percentuale di cannabinoidi assimilati è massima rispetto a quella contenuta nel vegetale di partenza. Un altro modo per assumere cannabinoidi è quello di far ricorso a balsami, creme ed olii a base di cannabis.

L’assunzione sarà regolata quindi dalla cute. Questo sistema è molto consigliato per trattare disturbi locali soprattutto legati alla pelle. A differenza del fumo, della vaporizzazione e della cottura, questo metodo non ha alcun riscontro psicoattivo in quanto il THC ha bisogno di una temperatura elevata per sortire l’effetto psicotropo. Infine, un sistema di assunzione poco conosciuto e forse il meno utilizzato, è quello attraverso l’impiego di tinture.

Gli estratti della cannabis vengono legati all’alcool e la sua concentrazione è tale che anche una sola goccia può bastare per dare forti sensazioni psicotrope. Gli effetti di norma svaniscono entro due ore, ma la realizzazione delle tinture non è facile e il costo quindi ne risulta molto elevato.

Curiosità sulle infiorescenze della canapa

L’infiorescenza, fino alla scoperta dell’uso ricreativo e medico, era una parte di scarto della pianta. Infatti non aveva le fibre necessarie alla lavorazione industriale o tessile.
Si hanno notizie delle prime produzioni tessili fin dal Neolitico, ovvero circa nel 7.000 a.C. Il primo uso medico invece risale all’epoca imperiale cinese.

Gli effetti dell’uso ricreativo non sono definibili. Ogni individuo assume e assimila le sostanze cannabinoidi in maniera diversa. A loro volta THC e CBD interferiscono differentemente in funzione delle percentuali presenti e quindi manifestano effetti diversi più o meno accentuati a seconda dell’individuo che li assume.

Gli effetti collaterali sono più evidenti negli adolescenti, che sono anche i maggiori consumatori di cannabis a scopo ricreativo. Questo perché il loro cervello è in pieno sviluppo e i cannabinoidi interferiscono sensibilmente con il processo in atto.
Sono in crescita i casi di animali domestici che accidentalmente hanno assunto residui di cannabis lasciati dai loro padroni.

Gli animali non sono immuni al vegetale, anzi, nei cani nello specifico, si hanno conseguenze più evidenti delle sostanze psicotrope.
Una differenza sostanziale negli effetti è data anche dal sesso di chi le assume.

Sono le femmine infatti ad avere migliori benefici analgesici, mentre sono gli uomini a beneficiare di più dell’uso di cannabis per contrastare gli spasmi.
In Giamaica la cannabis è venerata nei culti religiosi per alimentare la preghiera.

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